Gen 21, 2017 Notizie ed Eventi

Adesso brillano i metalli industriali

La febbre dell’oro si sta abbassando. In compenso sono i metalli industriali ad essere in ebollizione.

Ne è convinta Goldman Sachs, che per la prima volta da quattro anni sta esortando a investire sulle commodities. E comincia a crederci anche qualche mineraria: AngloAmerican ha messo nel cassetto il piano di dismissioni che aveva annunciato soltanto a febbraio, spiegando che non le è più indispensabile cedere asset per raggiungere gli obiettivi di riduzione del debito. Da allora i prezzi delle materie prime si sono rafforzati, spesso con rialzi a doppia se non a tripla cifra percentuale. E anche le minerarie hanno ripreso a volare in borsa.

Il comparto Basic Resources è quello che ha maggiormente trainato il rally dei listini dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, con un rialzo dell’11% per il sottoindice Eurostoxx e dell’8,3% per quello Dow Jones. Rispetto ai minimi di gennaio Anglo e gli altri 4 big delle miniere (Bhp Billiton, Rio Tinto, Vale e Glencore) hanno più che raddoppiato la capitalizzazione.

All’inizio dell’anno era stato il rally a sorpresa dell’oro a risvegliare l’attenzione degli investitori verso le materie prime. Ma il metallo giallo, dopo una breve fiammata seguita alla sorpresa Trump, sembra essere caduto in disgrazia. Ieri le quotazioni hanno sfondato al ribasso la soglia dei 1.200 dollari l’oncia per spingersi fino a a 1.181 dollari, il minimo da 9 mesi.

Con la Federal Reserve ormai pronta ad alzare il costo del denaro, il dollari ai massimi da 13 anni e Wall Street che macina record, gli investitori si stanno disamorando del lingotto: il patrimonio degli Etf sull’oro - che era cresciuto a ritmi da primato nei primi mesi del 2016, sta calando senza interruzione da nove giorni, con una contrazione che in novembre ammonta a 71,8 tonnellate, la maggiore su base mensile da tre anni.

In compenso si sta risvegliando l’interesse per altre materie prime. Gli ultimi dati di Barclays segnalano che in settembre i flussi sulle commodities sono tornati ad essere trainati dagli investimenti su indici, che hanno attratto 9,5 miliardi di dollari netti, l’80% del totale. In generale nei primi 9 mesi dell’anno gli Etf su materie prime hanno attirato 62,3 miliardi di dollari: un record storico, ben superiore al precedente, stabilito nel 2009 con 58,3 miliardi.

Barclays indica tre probabili cause: i segnali di ripresa dell’inflazione, per cui le commodities offrono protezione, l’attenuarsi della correlazione - storicamente anomala - con altre asset class (con le azioni si è scesi al 13%, contro una media del 54% negli ultimi 5 anni) e soprattutto la risalita dei prezzi, che finalmente restituisce attrattiva al comparto dopo 4 anni di performance negative.

Se l’oro sta perdendo smalto, il suo rialzo da inizio anno resta comunque del 12%. E i metalli meno nobili stanno brillando sempre di più: quasi tutti i non ferrosi sono in rialzo di oltre il 20% nel 2016, con zinco, nickel, alluminio e stagno saliti a massimi pluriennali al London Metal Exchange e il rame che finalmente si è unito al rally, superando 6mila dollari per tonnellata.

Ancora più spettacolare è la performance di altre commodities industriali, in particolare quelle usate in siderurgia, come il carbone da coke, che si è apprezzato di oltre il 300% quest’anno, e il minerale di ferro, che ha guadagnato oltre il 60%, portandosi ai massimi da due anni.

E poi naturalmente c’è il petrolio: complice l’Opec, che ha sapientemente alimentato l’aspettativa di tagli di produzione, il barile è quasi raddoppiato di prezzo rispetto ai minimi di gennaio ed è tornato di prepotenza nel radar degli investitori: sul Wti c’è il maggior numero di posizioni aperte da nove anni a questa parte, contando sia quelle degli hedge funds che quelle degli operatori commerciali.

Una situazione analoga si osserva per i metalli: i mercati sono tornati ad essere molto “frequentati” (e le posizioni nette lunghe, ossia rialziste, sono salite a livelli da primato per rame, alluminio e nickel).

La speculazione ha un ruolo importante: sia quella dei fondi investimento - che con l’algotrading hanno senz’altro alimentato i rialzi reagendo a segnali puramente tecnici - sia quella di milioni di piccoli risparmiatori cinesi, tornati a scommettere forte sulle materie prime, tanto da risvegliare il timore di una nuova bolla finanziaria.

Ma non c’è soltanto la speculazione. Per giustificare il suo ritrovato ottimismo Goldman Sachs invita a considerare altri fattori: dalla diffusa ripresa dell’attività manifatturiera, con indici Pmi in rialzo negli Usa, in Cina e in Europa, alla possibilità concreta che il mercato del petrolio si sposti in deficit di offerta nella seconda metà del 2017, fino al piano di rilancio delle infrastrutture prospettato da Trump. "I mercati delle commodities stanno entrando in uno scenario ciclicamente più forte", assicura la banca, che ha rivisto al rialzo molte previsioni di prezzo.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/